martedì 10 novembre 2009

Raggiungete anche voi la maggioranza.

Mentre sono a lezione -sto facendo le parole incrociate comprate in edicola, ovviamente- incappo in una definizione che recita così: "Raggiungere... la maggioranza" allora: così di getto ti viene in mente un partito che convince l'elettorato o comunque una cosa simile. mmh. Poi ti viene in mente che, nella grammatica delle definizioni, quando ci sono i tre puntini di sospensione, di solito sei davanti ad un doppio senso o ad una figura retorica. Ci penso, ci ripenso. In pratica si scopre che la soluzione è "Morire". Fu vera gloria? Ai posteri l'ardua sentenza.

mercoledì 30 settembre 2009

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Giacevano nella penombra, senz'alcuna convinzione. L'alcool aveva reso tutti sciolti, capricciosi, maldestri, disperdendo i loro discorsi in cuniculi di pause. Si riuscivano ad intuire, di tanto in tanto, le parole gridate e ringhiate, poi ancora risate e di nuovo bisbigli.

giovedì 17 settembre 2009

Cuore di topo

Il penultimo capitolo di “Le Streghe” di R. Dahl è l’argomento di cui volevo parlare da un pochino di tempo.

Si chiama Cuore di topo.

Penso sia veramente un momento molto alto della letteratura, privo però di quelli che possono essere definiti i colpi di scena tipici della letteratura contemporanea per ragazzi .

Le streghe hanno trasformato l’orfanello protagonista in un topo e lui, insieme all’anziana nonna, le ha sconfitte.

Strano, però, che l’incantesimo non si rompa con l'eliminazione del cattivo.

Questo bambino rimane quindi un topo per tutta la sua esistenza.

Un topo con l’intelligenza di un bambino e la sua voce, replica la nonna. Ma sempre un topo. Potrebbe forse essere un topino allegro e spensierato, allora.

Invece ecco che fa il suo ingresso il tema della morte.

Quanto può vivere un topo?

Purtroppo non vivono a lungo, un topo normale può vivere tre anni.

Un bambino-topo invece può forse sopravvivere più a lungo. “Un bambino-topo dovrebbe vivere almeno tre volte di più che un topo normale. Ossia nove anni” gli spiega la nonna.

Stupendo” grida “è la cosa più bella che abbia mai sentito

Perché?

Perché non voglio vivere più di te. Non sopporto l’idea che un’altra persona si occupi di me. Quanti anni hai, nonna?

Ottantasei

E vivrai per altri nove anni?

Credo di sì. Con un po’ di fortuna

Devi farcela! Perché tra otto o nove anni io sarò un topo vecchissimo e tu sarai una nonna vecchissima. Così moriremo insieme.”

Sarebbe perfetto.”

Ho riscritto almeno dieci volte un commento che cercava di essere degno di questo dialogo, ma non ci sono riuscito. Forse basta questo. E poi, ciao nonna.

mercoledì 26 agosto 2009


"Io non perdo mai, non è mai successo"

Alain Delon, "Frank Costello, faccia d'angelo" (Le Samourai)

domenica 16 agosto 2009

Calore

Oddio quanto si sta male, quando si sta male!
Quando si sta bene, ce lo dimentichiamo, perché diventa subito normale stare bene. Così quando torniamo a stare male, c’è anche l’effetto sorpresa.
Così come d’inverno ci sembra incredibilmente affascinante il caldo estivo, che invece ci sbatte e ci ammorba. Soprattutto in queste serate in cui non c'è nessuno. Ognuno ha un programma e ciao.

martedì 21 luglio 2009

Over My Dead Time

Come quando cammini sovrappensiero e ad un tratto inciampi, ti volti paonazzo per controllare in quanti ti abbiano visto sbagliare, così certi eventi, ogni tanto, esigono riflessioni.
Su certe questioni non rifletto mai a fondo, ma ho come l’impressione che il tempo sia una specie di assolata via di campagna, da percorrere gambe in spalla, in unico senso.
Man mano che procedi, il panorama cambia, cambia la compagnia- amici, sconosciuti, amanti- e certi tratti li devi fare inderogabilmente solo.
Qualcuno diceva che i ricordi sono come una linea che tracci nella sabbia, gli ultimi tratti sono chiari e definiti, ma l’inizio si perde ed è vago.
Quello che non porti con te rimane dietro le spalle ecco, e nei ricordi.
Alcune sono le eccezioni, come per ogni regola umana che si rispetti.
C’è il caso in cui decidi di fermarti in un determinato luogo e ti siedi, oppure c’è anche il caso opposto, in cui riesci a creare un legame e ti porti qualcosa o qualcuno dietro, in un certo senso la convinci a seguirti.
Succede, ahimè, che il passato sopraggiunga e ritorni da sé, come cibo pesante mal digerito.
In questo caso siamo molto indifesi, perché la stessa natura del nostro procedere ci rende ignari degli attacchi vigliacchi alle spalle.
Non parlo del caso in cui il proprio percorso sia un cerchio, e porti a ritornare su sentieri già battuti. (Tali percorsi non possiedono bellezza minore, dal momento che gli stessi luoghi cambiano in base ai nostri occhi, al tempo che vi è trascorso.) Penso invece a quegli episodi in cui i fantasmi del passato ti rincorrono e ti arpionano, spesso con la violenza di un pensiero dimenticato, di un’angoscia improvvisa. Quante volte le persone non vogliono arrendersi all’ineluttabilità del tempo che procede e va creando se stesso in altri luoghi, in altre stanze.
Certi Amori ti procedono e si fermano ad aspettarti al varco, altri camminano al tuo fianco tutta la vita, accettando il rischio di non essere scelti mai.
Quelli che vorrebbero far rivivere fuori tempo abiti che abbiamo smesso, nostro malgrado, non fanno altro che specchiarsi negli stessi occhi di un tempo, ma che ora conoscono sguardi diversi.
Infine esistono quegli Amori che ti va solo di ricordare, più belli di quanto siano mai stati, come la marmellata dell’estate scorsa sul pane dell’inverno.

venerdì 10 luglio 2009

Topono-mastica

Io di tutti sti nomi, non ne conosco nemmanco uno. Ci fosse UN gruppo musicale che avesse un bel nome facile, rimembrabile, immediato. No. Più parole sfoderi nel nome, più sei figo. Adesso fondo un gruppo che chiamo: "Le incontrovertibili piastrelle rotte e grigie del cesso all'Autogrill Bevano Ovest e la Big Bubble degl'anni 80 che nessuno è mai riuscito a levare da lì" credo che avremmo un gran successo a prescindere.
Di tutti i gruppi che mi hanno consigliato, mi ricordo al massimo gli ABBA, se non altro perchè e facile da scrivere col T9.