sabato 15 gennaio 2011

La morte di Ivan Il’ič

Lev Tolstoj
1886


Il protagonista del racconto in realtà non è l’uomo, bensì la malattia. La vediamo nascere, e col suo movimento, pulsare e dolere fino a sbocciare nella morte, principio e fine dell’opera.
Per un uomo comune, Ivan, aggrappato fin dove può alla sua scalata di quel mondo in cui il benessere sociale e pecuniario coincidono, la discesa verso la morte è un corridoio ripido, sgombro da appigli. Ogni cosa lui abbia conquistato è infatti pronta a tendere imboscate fatali, proprio dove e quando meno se lo aspetta: la tanto agognata casa, i tendaggi, i mobili, le attitudini -come le descrive Tolstoj- non veramente benestanti, ma che la classe media sceglieva per sembrarlo, animati da una generale falsità di intenti, si acquattano dietro gli angoli e ogni suppellettile, nella sua pretenziosità, aspetta e confabula, pronto a strozzarlo.
La morte attende anche chi non ha tempo né voglia di incontrarla, ed è l’unica capace di squarciare il velo fino a mettere in luce errori e finzioni di un’intera esistenza e non solo, di una generazione.
Ivan, cui il dolore restituisce illuminata dignità e coscienza, non riesce però ad uscire dalla propria dimensione privata, lasciandolo un semplice feticcio da esposizione, in mezzo a tanti, al proprio funerale.

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