
«If you believe in love at first sight, you never stop looking.»
Film uscito nel 2004 e diretto da Mike Nichols, già regista di capolavori come “Chi ha paura di Virginia Woolf?” e “Il laureato”, ha vinto numerosi premi tra cui due Golden Globes nel 2005 per Clive Owen e Natalie Portman come miglior attori non protagonisti.
Quattro persone comuni, uno scrittore mancato e un dermatologo (Jude Law; Clive Owen) e un’ex-spogliarellista e una fotografa (Natalie Portman; Julia Roberts) vengono trascinati e sbattuti da una passione mai soddisfatta attraverso una Londra elegante e sinistra. Mentre l’ossessione gelida da cui sono pervasi li porta ad incontrarsi in quadrilateri amorosi, ognuno di loro cerca in realtà poche briciole di certezza che i sentimenti -come il vento- mescolandole, disperdono.
Il film, tratto dall’opera teatrale di Patrick Marber -che ha firmato anche la sceneggiatura- è crudele, rancoroso, sboccato ma non per questo meno che perspicuo. Il ribollire delle passioni viene filtrato tramite una continua razionalizzazione verbale che, scena dopo scena, da una parte si dimostra un appiglio perfetto per odiarsi e non perdonarsi, per mettersi alla prova sulla verità o instillare il dubbio della menzogna perché da dentro corroda e schianti cuori e relazioni, mentre dall’altra rimane incapace di sondare la vera essenza della vita, il cui unico metro sembra il sesso violento e disperato, probabilmente l’unico contatto con la propria verità profonda. Durante l’arco di diversi anni, la verità viene inseguita follemente, al limite del sado-masochismo, in riquadri di tempo tagliati con l’accetta come tableaux vivants che ci mostrano il proseguire delle vite dei personaggi in un vortice ossessivo di scambi di coppie e di ripensamenti, “Senza verità siamo animali” sembra essere il motto dei personaggi, ma questa ossessione per i particolari truculenti che nulla lasciano all’immaginazione, li spinge troppo oltre la serenità per accorgersi che la verità è sempre stata sotto il naso di tutti, trascurata, quasi angosciata per non essere mai stata presa in considerazione.
n.b. Nel trionfo del grigio londinese, indimenticabili i capelli rossi e la parrucca rosa di Natalie Portman.
n.b.2 Il tema del fumo non è casuale, come la mela del peccato originale, i personaggi si tentano l'un l'altro con le sigarette: c'è chi ha smesso ma riprende, c'è chi non smette, chi viene tentato ma ha smesso tempo prima e chi smette definitivamente.
Maddai ma anche tu scribacchi su un blog! Il tuo sembra quasi a sfondo serio però altro che il mio:)
RispondiEliminaCiao Nick!!!
l'ho visto uno o due anni fa e mi ha trasmesso talmente tanta ansia che non ho nemmeno capito se e quanto mi sia piaciuto. dovrò rivederlo.
RispondiEliminaJ.
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