
La vita accanto, Mariapia Veladiano, Einaudi 2011, 16 euro.
"Una donna brutta non sa dire i propri desideri. Conosce solo quelli che può permettersi"
La storia di una bambina brutta, bruttissima, un mostro, la bambina della casa sul fiume.
Si chiama Rebecca, ha un nome che nessuno pronuncia, una vita che nessuno osa toccare, mentre le sere che scendono sui mobili, sotto i soffitti altissimi, i colori pastello, le porte accostate. E i silenzi, tanti silenzi assordanti. Un matriarcato del dolore, del silenzio, del disagio che cammina attraverso una Vicenza monumentale, vicina e lontana, piena d’acqua, nella nebbia, in mezzo ai fiumi. Rebecca si racconta con voce cristallina, rassegnata, poetica e mentre le tende sporgono dalle finestre, inzuppanosi di pioggia, lei impara a suonare con dita perfette i tasti di un pianoforte e attraverso quel miracolo segreto che è per lei la musica, scenderà il declivio che la separa dai segreti del suo mondo.
La madre buia, il padre inadeguato, una governante piagnona e poderosa, una zia eccessiva, un’amica obesa e logorroica, tutti personaggi abbozzati da una penna raffinatissima (la Veladiano ha vinto il Premio Calvino 2010 e questo è il suo primo romanzo).
E’ un libro stupendo, al principio, con premesse eccezionali e delicatamente liriche, si fa poi leggermente zoppicante in un’evoluzione un po’ scontata pur mantenendo un notevole livello narrativo ed emozionale. “La vita accanto” si pone al limite della fiaba, senza scordare la grande arte necessaria a creare una gioiellino così semplice.
In questi strapiombi del cuore, dipinti ad acquerello con un tocco commovente e leggero, si cerca di non cadere, di danzare magari e di scordare la crudeltà del mondo, che è un po’ anche la nostra.
0 commenti:
Posta un commento