sabato 24 settembre 2011


L'ANGELO E IL MOSTRO
Madre Teresa e Lady Gaga sono le più moderne icone del settore dirigenziale (non ridete!)




[Articolo pubblicato il 2-06-11, su Schumpeter, blog di Affari e Finanza dell’Economist.]

Ci sono le dovute differenze, ovviamente. L’abito di carne cruda di Lady Gaga non sarebbe probabilmente piaciuto a madre Teresa di Calcutta. L’abitudine della pop star di passare da un costume eccentrico all’altro diverse volte al giorno e più o meno venti volte durante un concerto, sarebbe parso stravagante all’anziana suora. Madre Teresa vestiva ogni giorno allo stesso modo: un sari bianco con tre strisce blu, a significare i suoi voti di povertà, castità ed obbedienza. Lady Gaga, al contrario, non se la cava granché con la castità. (“Tesoro quando c’è l’amore, se non è rude non è divertente”, canta lei.)

In realtà le differenze tra le due donne potrebbero contare meno delle somiglianze. Entrambe sono venerate. Madre Teresa ha creato dal nulla le sue “Missionarie della Carità” fino a renderla un’organizzazione globale con sedi in oltre 100 stati. E’ stato pronosticato che Lady Gaga guadagnerà oltre 100 milioni di dollari nel 2011 e potrebbe presto superare i super-gruppi come gli U2. Entrambe le donne sono modelli di comportamento per i leaders aziendali, secondo due recenti pubblicazioni: “Mother Teresa, CEO” un libro scritto da due dirigenti, Ruma Bose e Lou Faust, e “Lady Gaga: Born this way?” uno studio di Jamie Anderson e Jörg Reckhenrich dell’Antwerp Management School e di Martin Kupp dell’ European School of Management and Technology.

Ma non è tutto, agli albori della carriera hanno cambiato i loro lunghi, quasi impronunciabili nomi, per due più facili da ricordare: Agnes Gonxha Bojaxhiu diventò Madre Teresa, Stefani Germanotta diventò Lady Gaga. Come sostengono le due pubblicazioni, le due donne ebbero successo sviluppando un marchio semplice e chiaro che, per coincidenza, hanno entrambe identificato con gli emarginati della società.
Madre Teresa si è presa cura di poveri e malati, persone “evitate da tutti”. Lady Gaga si descrive come “una freak, un’anticonformista, un’anima perduta in cerca dei suoi simili”. Assicura ai suoi fan che non c’è nulla di male nell’essere strani. Questo è un messaggio confortante non solo per gli omosessuali, ma per gran parte degli adolescenti.

Lavorare duramente ha portato entrambe all’eccellenza. Madre Teresa si alzava ogni mattina alle 4.40 per la sua gente. Lady Gaga ha ammesso “prenderò Il giorno di Natale libero -per trascorrerlo con i suoi genitori- ma per il resto lavoro sempre”. Un brillante senso per la comunicazione è servito anche di più. Madre Teresa era una “macchina da pubbliche relazioni” che, sia che stesse parlando ad un lebbroso morente che ad un facoltoso donatore, “lasciava sempre un segno, parlando un linguaggio che le altre persone recepivano”. Lady Gaga è “una delle prime pop stars a costruire realmente la sua carriera tramite internet e i social media”.
Lady Gaga ha ciò che Messrs Anderson, Kupp e Reckhenrich definiscono “proiezione del comando” e che un profano chiamerebbe carisma. Secondo gli autori è perché racconta “tre storie universali”. Per prima, la propria storia personale: “Chi sono io?” (rimarca il fatto di essere stata una bambina stramba a scuola, ma guidata verso la creatività), per seconda una narrazione di gruppo: “Chi siamo noi?” (chiama i suoi fans “My little monsters” e sé stessa “Mama Monster” e comunica continuamente con loro tramite Facebook e Twitter), la terza è una missione collettiva: “Dove stiamo andando?” (promuove i diritti degli omosessuali e celebra la libertà d’espressione: afferma ai suoi fans che assieme possono cambiare il mondo.)

Lady Gaga ha la “capacità di costruire una dedizione emotiva” in coloro che guida, dice Mr Reckhenrich. Questa abilità sta oggi acquistando un valore sempre maggiore nel mondo degli affari, ritiene lui. In “The fine art of success”, un libro pubblicato da lui e dai sui collaboratori l’anno scorso, è stato esaminato a fondo.
Ora stanno lavorando con Egon Zehnder, una firma del reclutamento esecutivo, per ideare un modo con cui capire se i candidati per i massimi ruoli aziendali hanno le capacità per “proiettare il comando” come fa Lady Gaga.

Un rischio di questo genere di leadership è che “raccontare la propria storia personale espone ad attacchi personali” ammette Rechhenrich. Lady Gaga è stata accusata di scarsa autenticità e un giudice preciso e privo di immaginazione la troverebbe senza dubbio colpevole.
La copertina del suo nuovo album la raffigura come metà donna e metà motocicletta, e rivendica di essere “Born this way”. Chiaramente non è vero. Ad ogni modo accusare un artista di artificialità è come accusare un banchiere di essere interessato al denaro: sarà anche vero, ma è banale.

Anche Madre Teresa ebbe le sue critiche. Christopher Hitchens, un ateista polemico, la ribattezzò “Angelo dell’Inferno”. Nel suo libro “The missionary position” la rimproverò di aver divulgato una forma di cattolicesimo estremo e di aver accettato del denaro da persone sospette come “Papa Doc” Duvalier, l’ultimo dittatore di Haiti.

Il mistero del carisma

I trattati sulla dirigenza con nomi famosi nel titolo sono, la maggior parte delle volte, sciocchezze. Ci sono così tante cose che un dirigente può imparare da Gengis Kahn – ma non è più molto pratico impalare gli avversari su spuntoni appuntiti. Inoltre gli scettici possono dubitare che i segreti del successo di Lady Gaga, o di Madre Teresa, possano essere applicati a, per esempio, compagnie che producono cuscinetti a sfera.
Un manager che chiama i suoi dipendenti “little monster” probabilmente non otterrà il loro affetto. Un capo che dichiara che il volere di Dio è che il reparto vendite incontri i suoi compratori, verrebbe deriso. Gli scettici potrebbero anche sottolineare che Lady Gaga non è un granché come manager. Il suo recente tour mondiale ha richiamato legioni di fans ma è comunque chiuso in perdita perché lei continuava a cambiare le scenografie.

Il carisma è ancora rilevante nel mondo degli affari, e le celebrità ci mostrano come può essere esercitato. Non è più sufficiente per un dirigente d’azienda essere scaltro e capace nel dare ordini. I moderni lavoratori della conoscenza potrebbero non trovare difficoltà con un manager duro e all’antica come Jack Welch, che dirigeva la General Electric. Molti si trovano meglio con chi si pone in maniera più gentile: Indra Nooyi della PepsiCo di tanto in tanto scrive ai genitori dei suoi manager per ringraziarli di aver tirato su dei così bravi ragazzi. Gli impiegati necessitano di un senso di determinazione, e il capo che riesce a sopperirle, tirerà fuori il meglio da loro. Le storie personali aiutano: Steve Jobs e Richard Branson, i cui imperi finanziari dipendono dal loro carisma personale, enfatizzano i propri trascorsi di fallimenti scolastici. Il carisma è difficile da imparare, ma non è “gaga”[“sciocco” n.d.t.] cercare una guida nelle stelle.”

Testo originale:
http://www.economist.com/node/18772204

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